DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

Il colore viene definito secondo le leggi ottiche della fisica mediante tre parametri:

TINTA- E' ciò che noi comunemente chiamiamo "colore", appunto, ad esempio, la tinta rossa, la tinta blu ecc.

CROMA- Corrisponde alla saturazione del colore. Immaginiamo di riempire un bicchiere con dell'acqua e di aggiungere della tinta rossa, goccia a goccia. Il colore dell'acqua diventa sempre "più rosso", fino ad arrivare ad un punto in cui anche aggiungendo altro colore, esso resterà stabile. Si dice allora che il colore è "saturo". 

VALORE- E' la luminosità del colore. Sicuramente è il fattore più visibile quando osserviamo un oggetto. Piccole differenze di tinta o di croma sono meno visibili di una differenza di valore. 

Per chi desidera approfondire ulteriormente questo argomento, proponiamo un link a Wikipedia (necessita conoscenza inglese):

 

Sistema di Munsell

Dire che i denti sono bianchi è dire qualcosa di generico, che tutti sanno essere piuttosto impreciso. Esistono varie gradazioni di "bianco" in natura, ed in effetti, ciò che noi consideriamo come il colore del dente è in realtà qualcosa di molto complesso.

Il colore bianco del dente è il risultato della sovrapposizione di più strati:

SMALTO- Questa parte del dente contiene pochissimo colore, nel senso che se osserviamo un frammento di smalto in controluce, questo ha un aspetto di vetro smerigliato, quasi privo di caratteristiche colorate. E' importante sottolineare che lo smalto è per il 95% costituito da un cristallo di calcio e contiene pochissima sostanza organica.

DENTINA- E' lo strato sottostante lo smalto (vedi anatomia del dente) ed è quello che in effetti contiene il colore. Essendo costituito in larga parte da sostanza organica di natura proteica, ha caratteristiche molto diverse dallo smalto: in particolare, con l'avanzare dell'età, la dentina tende ad acquisire pigmento e a diventare più scura.

Scala Colori: In odontoiatria, il colore viene rilevato confrontando direttamente il dente con una scala colore costituita da dei denti campione. Ne sistono moltissime, ma la scala più usata (anche se non necessariamente la migliore) è la cosiddetta "Vita Classic", che è un sistema basato sulla rilevanza statistica dei campioni nella popolazione caucasica.

Nella sbiancatura, la rilevazione precisa del colore iniziale è fondamentale per capire se quel dato dente potrà sbiancare o meno.

La sbiancatura del dente può essere fatta a vari livelli.

DENTIFRICI E PASTE ABRASIVE- Molti di questi prodotti sono di uso comune ed acquistabili liberamente in farmacia. Si basano sul fatto che contengono degli abrasivi. L'effetto dell'abrasione è quello di irruvidire la superficie dello smalto, rendendola più in grado di riflettere la luce: in questo modo, il "valore" (vedi) o luminosità del dente aumenta drammaticamente, ma l'effetto è temporaneo, perchè graffiare lo smalto, lo rende anche maggiormente sporcabile dalle pigmentazioni provenienti dalla dieta (caffè, the, certe verdure, fumo etc.)

Il paziente sarà quindi costretto a usare una quantità sempre maggiore di queste paste per sbiancare nuovamente e rimuovere i pigmenti superficiali, continuando a rovinare lo smalto.

Va osservato infine che comunque, questo sistema non risolve il nodo centrale: abbiamo detto che il colore del dente è dato principalmente dalle proteine della dentina, perciò è la dentina che dovrebbe essere sbiancata, non lo smalto.

PEROSSIDI- Sono sostanze che rilasciano ossigeno libero. L'ossigeno ha la proprietà di denaturare parzialmente le proteine di pigmento, col risultato di renderle di colore più chiaro. Naturalmente, siccome sono le proteine interne della dentina che danno il colore al dente, bisogna che il perossido possa raggiungere questo strato. Nei due seguenti titoli, viene descritto come.

 

ATTENZIONE !! Bisogna assolutamente ricordare ai pazienti due importanti fattori:

a) Denti che già in partenza sono molto bianchi, sbiancheranno molto poco

b) Protesi fisse ed otturazioni NON sbiancano affatto!

Il dente devitalizzato risulta spesso di colore più scuro rispetto ai denti vitali. Questo accade per la degenerazione delle proteine interne alla struttura dentinale che acquisiscono pigmentazione. Essendo il dente "morto", il dentista ha una occasione unica per poterlo sbiancare: l'accesso all'interno di esso, attraverso la camera pulpare, cioè lo spazio che era occupato dalla polpa.

Potendo "vedere" la dentina dal suo interno, è possibile operare inserendo direttamente in camera le sostanze (perossidi) che operano la sbiancatura.

Questo metodo è massimamente efficace e relativamente rapido. Esistono prodotti professionali (non reperibili in commercio) che possono essere posizionati nella camera pulpare perchè esercitino la loro attività.

Il dente va assolutamente isolato con la diga per proteggere i tessuti molli (gengiva) dalle fuoriuscite di sostanza, ed inoltre il dentista deve sistemare alla base della camera un'otturazione che la separi e la sigilli in modo assolutamente sicuro dall'imbocco dei canali: il rischio è la infiltrazione della sostanza verso l'apice con un possibile riassorbimento della radice.

Allo scopo di accelerare la reazione chimica, il perossido può essere attivato con una fonte di calore o una luce ultravioletta apposita, a dente aperto durante una seduta dentistica specifica.

Va detto tuttavia, che la presenza di fonti di calore o luminose, influenza solo la velocità della sbiancatura, non la sua efficacia, e non è essenziale per la riuscita.

Alcuni protocolli prevedono semplicemente delle brevi sedute dal dentista per lavare la camera pulpare e cambiare lo sbiancante: in questo modo, con un numero di sedute che va da 4 a 10, e nel giro di 1 - 4 settimane, si può ottenere il risultato.

Quando i denti sono vitali e non presentano la possibilità di accedere dall'interno alla camera pulpare, è pur sempre possibile sbiancarli dall'esterno.
Le sostanze usate (perossidi) filtrano attraverso lo smalto: in effetti percorrono i sottilissimi interstizi presenti tra i cristalli dello smalto e che sono costituiti da una matrice di proteine. Attraverso questo "canale", arrivano alla dentina, dove liberando ossigeno esercitano la loro azione sbiancante.
Praticamente, il sistema più usato è quello domiciliare, dove al paziente viene consegnato un kit che comprende una sorta di vaschettina o mascherina da applicare sui denti e che conterrà il gel, oltre ai tubetti della sostanza stessa.
In alternativa, si possono fare delle sedute specifiche dal dentista, con o senza attivazione mediante lampade UV. 
A questo proposito vale la pena ricordare che queste procedure di attivazione hanno la sola funzione di accelerare la reazione, ma non sono decisive.
Naturalmente, la sostanza chimica non è "intelligente", per cui esercita la sua azione anche sulla matrice proteica dello smalto: il risultato è una denaturazione parziale anche di quest'ultima, con un certo aumento della sensibilità del dente alla temperatura e, secondo alcuni studi, anche della permeabilità alla carie.
Per questo motivo, sarebbe bene che la sbiancatura avvenisse sotto stretta supervisione professionale. Il dentista propone il prodotto più equilibrato, sorveglia la sensibilità del paziente eventualmente proponendo dei trattamenti desensibilizzanti, e decide la giusta durata del trattamento.
La durata del trattamento ed il protocollo domiciliare sono estremamente variabili, e non possono essere indicate in assoluto