DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

Alla nascita, l'essere umano presenta una bocca sterile. Tale stato è tuttavia di brevissima durata, in quanto il neonato acquisisce rapidamente dall'ambiente una flora batterica tramite il cibo, il contatto con la madre, gli oggetti che porta alla bocca, etc.

Questo fa sì che nella bocca si installi una flora batterica stanziale, composta di molte diverse specie, tra le quali alcune risultano in qualche modo nocive per la salute della bocca.

I batteri del cavo orale vivono aggrappati alle superfici dei nostri denti, sulle mucose, sulla lingua. Essi si ammassano in quantità, strutturandosi in un reticolo pastoso composto anche di filamenti di proteine.

Questa struttura si definisce Placca Batterica. La placca si deposita di preferenza intorno al colletto dei denti, dove essi emergono dalla gengiva, e nelle zone tra un dente e l'altro (spazio interdentale). Alcuni batteri della placca, vivono catturando zuccheri e carboidrati presenti nella bocca durante la masticazione del cibo, ed emettono come scarto acido lattico ed altre sostanze.

L'acido lattico è in grado di corrodere la superficie dello smalto e di causarne la dissoluzione: questo è il meccanismo patologico di funzionamento della carie.

Le sostanze emesse dai batteri della placca hanno anche un'azione di offesa alla gengiva, causando la gengivite e, in uno stadio più avanzato la piorrea (parodontosi). La placca tende facilmente ad indurirsi, formando degli strati duri sui denti, e prende il nome di Tartaro.

La forma migliore di prevenzione della carie è la fluoroprofilassi: essa consiste nell'assunzione quotidiana mediante la dieta, di una dose aggiuntiva di un sale, noto come Fluoruro di Sodio. E' ormai risaputo che il fluoro preso attraverso questa via, rende i denti estremamente più resistenti alla carie. In particolare, accade che i cristalli dello smalto, composti da un agglomerato di calcio noto come idrossiapatite, si modificano mentre si stanno formando, assumendo lo stato di fluoridrossiapatite, un cristallo molto più resistente all'azione dell'acido lattico.

Ma per poter ottenere questi denti più resistentii, è nececessario che il fluoro entri a far parte delle composizione dello smalto mentre questo si forma, ovvero prima ancora che il dente esca allo scoperto. Ecco perchè la fluoroprofilassi va attuata "dall'interno" tramite la dieta e sin dall'età infantile perchè abbia la sua massima efficacia.

Il protocollo dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede:

da 0 a 2 anni 0,25 mg al giorno

da 2 a 4 anni 0,50 mg al giorno

da 4 a 12 anni 1 mg al giorno

I prodotti per la fluoroprofilassi sono molti, ed anche poco costosi. Per i neonati sono ultimamente disponibili anche in forma di gocce, anzichè in tradizionali compresse. Una avvertenza utile è di assumere il fluoro lontano dal latte, poichè se mescolati, il trattamento perde efficacia.

Sull'opportunità di far assumere fluoro agli adulti, le opinioni non concordano: in effetti l'adulto ha lo smalto già formato, pertanto l'assunzione di fluoro non ne modifica la struttura, tuttavia può avere un qualche beneficio interno sulla dentina.

Il fluoro assunto dalle gestanti, ha un senso, ma è di difficile dosaggio, perchè una parte di quello assunto viene assorbito dalla madre invece che dal feto, e comunque la quantità effettiva che passa la placenta in pratica non è misurabile con certezza. Si accetta generalmente come più che sufficiente il protocollo standard, anche se una maggior prudenza potrebbe indicare come utile una profilassi della gestante.

Scopo dell' igiene orale è l'asportazione della placca batterica ed il mantenimento della slute della bocca. Questa si attua con degli ausilii meccanici che sono: lo spazzolino da denti, il filo interdentale, gli scovolini (per casi particolari), e con prodotti appositi, come dentifrici e colluttori.

a) Lo spazzolino da denti

Lo spazzolino dovrebbe avere le setole sintetiche (nylon) in generale di durezza media, salvo indicazioni o controindicazioni speciali (es. gengive sottili e colletti allungati). Le setole dello spazzolino non devono essere naturali, poichè il pelo animale trattiene una maggior quantità di batteri. Lo spazzolino si adopera appoggiando le setole di punta (e non di taglio) a ridosso del colletto del dente, e attuando un movimento verso ll dente stesso, in un certo senso, come se si volesse "spremere" la gengiva. Il movimento deve avere la giusta forza e non deve mai danneggiare la gengiva. Questa operazione va ripetuta su tutti i denti, sia dal lato esterno che da quello interno (palato e lingua). Per rendere la cosa più veloce, è possibile usare lo spazzolino come se si disegnassero dei "cerchietti" attorno al colletto gengivale dei denti, estendendoli sulla superficie. Da ultima viene aggiunta la porzione della superficie di masticazione dei denti.

Una pulizia completa della bocca, implica anche la cura della lingua, in quanto ricettacolo di numerosi microrganismi. Con la rimozione dei residui e dei microrganismi dal dorso linguale infatti, il paziente contribuisce alla pulizia completa della bocca, alla riduzione dei batteri disponibili per la formazione della placca e ad un minor rischio di alitosi. A questo scopo si possono utilizzare lo spazzolino tradizionale o l' apposito raschietto per la lingua.

b) Il dentifricio

L'asportazione della placca è un fatto prevalentemente meccanico, tanto che (in teoria) basterebbe un semplice spazzolino bagnato con acqua; il dentifricio non è essenziale allo scopo. Tuttavia lavarsi con l'ausilio di un dentifricio, porta altri vantaggi aggiuntivi. I dentifrici contengono sostanze che possono dare una mano all'igiene orale. Il fluoro può aiutare a rinforzare la superficie dello smalto, ed anche a rendere i denti meno sensibili, mentre altre sostanze provvedono ad una azione antisettica o tensioattiva. In generale i dentifrici si possono dividere in paste o gel. I gel sono in assoluto meno abrasivi per lo smalto, mentre le paste possiedono degli additivi abrasivi: quindi una cosa a cui prestare attenzione nell'acquisto di un dentifricio, è la sua granulosità.

In teoria essa dovrebbe essere dichiarata sul tubetto, ma non tutte le marche ottemperano a questo obbligo. Un dentifricio che sfregato tra le dita, o tra lingua e palato, dà un' impressione "sabbiosa", è più abrasivo ed è (per esempio) da sconsigliare assolutamente in caso di colletti dentali molto scoperti.

a) Il filo interdentale

L' uso del filo interdentale contribuisce alla salute gengivale rimovendo la placca e riducendo quindi il snguinamento degli spazi interprossimali. E' stato dimostrato che non esiste differenza nell'efficacia di un filo cerato e non cerato per la rimozione della placca.

In linea generale, la superficie liscia fornita dal rivestimento in cera, aiuta a prevenire i traumi dei tessuti molli e scivola con più facilità attraverso il punto di contatto dei denti, riducendo la possibilità di rottura o di sfilacciamento del filo.

In alcuni casi può essere utile utilizzare il filo prima di spazzolare i denti, infatti, se lo spazzolamento viene effettuato prima, si ha la sensazione di avere già la bocca pulita o non si ha sufficiente tempo e l'uso del filo viene quindi rimandato.

L' uso del filo è il seguente: dopo aver avvolto le due estremità del pezzo di filo sulle dita medie lasciando uno spazio di circa 2 cm, posizionare il filo fra un dente e l'altro. Muovere il filo fra un dente e l'altro in un breve movimento di avanti e indietro in modo da superare il punto di contatto e raggiungere la base del dente con delicatezza. Curvare il filo in una forma a C abbracciando prima un dente e poi l'altro; infine far scivolare il filo orizzontalmente o verticalmente e quindi uscire dallo spazio interprossimale con un movimento di avanti e indietro.

Superfloss: è un particolare filo interdentale costituito da un estremità semirigida che ha lo scopo di facilitare il suo ingresso negli spazi interprossimali in presenza di ponti o apparecchi ortodontici.

b) Lo scovolino interdentale

In zone interdentali particolarmente il cui accesso per il filo interdentale normale sia impedito dalla presenza di un ponte (ad esempio), è utile l'utilizzo di questo strumento. Consiste di un manico di plastica al quale si applicano dei ciuffi con setoline radiali, disposte trasversalmente al gambo, e che ricorda un pò le spazzole per pulire l'interno delle bottiglie. Ne esistono di varia forma (conica o cilindrica) e diametro. Si utilizzerà quello che maggiormente scorre nello spazio da pulire e che sfrega sufficientemente le superfici dentali adiacenti.

c) Lo spazzolino monociuffo

E' uno spazzolino costituito da un unico ciuffo di setole o da un gruppo di piccoli ciuffi. E' indicato per la detersione di aree interprossimali aperte, per pilastri di impianti, ponti, apparecchi ortodontici, protesi fissa o per aree difficili da raggiungere da uno spazzolino tradizionale.

d) Il colluttorio

E' un coadiuvante nell'attuazione dell'igiene, anche se non essenziale. I colluttori al fluoro contribuiscono a rinforzare le superficie dello smalto, mentre quelli alla clorexidina (disponibili in varie concentrazioni) hanno un'azione antisettica. Questi ultimi in effetti trovano una ottima applicazione in bocche con problemi oggettivi di malattie come la gengivite o la piorrea.

Anche nel paziente che ha ricevuto un intervento di chirurgia orale, è consigliato l'uso di un buon colluttorio alla clorexidina al 2%.

L'operatore che effettua queste manovre, deve per legge essere dotato di apposito diploma universitario (laurea breve) di igienista, o deve essere laureato in odontoiatria. Per nessuna ragione chi effettua la seduta di igiene orale può essere una normale assistente dentale.

L'igienista dentale è quindi un professionista che, cooperando con il dentista, opera in campo preventivo, promovendo la salute e il benessere generale del paziente; in campo educativo istruendo e motivando in base alle singole esigenze, ed infine, in campo terapeutico, mettendo in atto tutte quelle procedure atte a combattere le malattie del cavo orale.

Inoltre è di fondamentale importanza riconoscere che i servizi clinici, tanto dentali quanto di igiene dentale, hanno scarse probabilità di successo a lungo termine, se la collaborazione da parte del paziente nel mantenimento quotidiano di cura personale e nella regolarità degli appuntamenti per le cure professionali, viene a mancare.

La seduta d'igiene viene effettuata di norma ogni sei mesi, ma sarà compito dell' igienista e/o dell' odontoiatra stabilirne i tempi adattandoli alle esigenze del singolo paziente.

La seduta di igiene consiste in una asportazione più approfondita della placca e del tartaro (quest'ultimo, in realtà, non può essere rimosso con le sole manovre di igiene personale a domicilio!).

La sequenza che presentiamo non è necessariamente rigida e naturalmente può variare da operatore a operatore, tuttavia le linee essenziali e i dispositivi adoperati sono quelli descritti.

a) Rivelatore di placca

E' una sostanza colorante che ha l'effetto di evidenziare in varie tinte (generalmente rosso) la presenza della placca batterica nella bocca. L'effetto di un risciaquo con un rivelatore, è quello di colorare completamente la lingua (sede della maggior flora batterica della bocca) e le zone dei colletti dei denti. Serve ad indicare i punti di maggior accumulo di placca con una miglior evidenza.

b) Ablatore del tartaro

Strumento meccanico elettrico dotato di punte intercambiabili metalliche che vibrano mosse da un generatore di ultrasuoni. La vibrazione della punta, applicata alle concrezioni di tartaro, le fa saltare via, liberando la superficie del dente. Ne esistono vari tipi e modelli, tutti generalmente ben tollerati. Per facilitare la detartrasi, questi strumenti sono dotati di getto d'acqua, che fa defluire i frammenti staccati verso l'aspiratore chirurgico, consentendo un miglior confort per il paziente. In casi particolarmente sensibili, la seduta di igiene può essere effettuata anche con l'ausilio di una leggera anestesia.

c) Courette

E' uno strumento in acciaio che viene usato manualmente dall'igienista e che serve a staccare scaglie di tartaro più piccole o posizionate dove l'ablatore non arriva. Ne esistono di varie forme e dimensioni, ed ogni operatore sceglie quelle di sua preferenza, a seconda del compito che devono svolgere: qualcuno le preferisce addirittura all'ablatore ad ultrasuoni.

In generale però, è uno strumento che consente una maggior rifinitura perchè, oltre a completare il distacco del tartaro dalle superfici dei denti, dà la possibilità di effettuare quel che si definisce "root planing", cioè una levigatura della radice: tale operazione rende la radice del dente più liscia e meno recettiva per la formazione di nuovo tartaro.

d) Gommini e paste

A seconda delle preferenze dell'igienista, possono essere impiegati degli strumenti rotanti detti gommini, degli spazzolini (ugualmente rotanti) in associazione o meno con delle paste lucidanti. Questi piccoli dispositivi aiutano a completare la lucidatura delle superfici dei denti, prevenendo un maggior accumulo di placca e quindi la formazione di nuovo tartaro.

e) Altri strumenti

L'igienista adopera come coadiuvanti enche dei colluttori (di solito alla clorexidina) e, naturalmente, usa il filo interdentale per liberare gli spazi tra un dente e l'altro di tutti i residui di tartaro staccati o per rimuovere paste lucidanti etc.