DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

La carie è probabilmente la malattia maggiormente diffusa nell'uomo, tanto che le persone che ne sono affette (perlomeno nella società occidentale) sono la maggioranza della popolazione. Il meccanismo di formazione della carie è relativamente semplice.

I batteri della placca, in particolare alcune specie, metabolizzano gli zuccheri e rilasciano un sottoprodotto: l'acido lattico. L'azione dell'acido lattico sullo smalto, causa una corrosione della superficie, che prima si decalcifica (white spot o macchia bianca) assumendo un aspetto gessoso, e poi si sgretola causando la formazione di una piccola tacca nella superficie del dente. All'interno di questa tacca prolifera la placca che inizia così a farsi strada all'interno dello smalto.

Nella sua progressione all'interno della corona dei denti, la carie scava una cavità di dimensioni sempre maggiori, avvicinandosi sempre di più alla polpa dentaria, cioè alla parte vitale del dente. Nello stesso tempo la struttura del dente viene anche indebolita e possono verificarsi rotture parziali della corona. La maggior parte delle carie in realtà non fanno affatto male. Questa affermazione può sembrare sorprendente, ma è in realtà il risultato di una lenta evoluzione: sono senz'altro favorite quelle specie (e quegli individui all'interno di una specie) che possiedono una certa adattabilità della propria soglia del dolore: anche l'uomo ha sviluppato questa capacità particolare, per cui possono essere presenti anche molte carie contemporaneamente senza che in realtà vi si aalcun sintomo. Di fatto un dente che fa male ha probabilmente una carie, ma un dente che non fa male potrebbe ugualmente nasconderne una. Per questo motivo diventa importante la visita di controllo periodico dal proprio dentista di fiducia.

Una cosa da notare è che la carie è una malattia multifattoriale, ovvero non ha in realtà una sola causa. Diamo ora una sintesi delle cause e dei fattori che la favoriscono.

a) Placca batterica

La placca batterica è un agglomerato di carboidrati (zuccheri) e proteine che vengono direttamente dalla nutrizione e che si mescolano alla flora batterica della bocca. La placca non è presente nel feto, pertanto si acquisisce dall'ambiente dopo la nascita. E' stato dimostrato che in assenza di batteri si sviluppa una placca da residui alimentari che però non provoca la carie: di conseguenza, senza placca batterica non c'è la malattia. (vedi anche la voce "igiene e prevenzione")

b) Saliva

Le caratteristiche di viscosità, acidità e consistenza della saliva sono ereditarie ed hanno sicuramente il loro influsso nella cosiddetta autodetersione della placca, ma non sono influenzabili in alcun modo.

c) Smalto e dentina

La resistenza dello smalto e della dentina di un dente sono anch'esse caratteristiche erditarie, ma possono essere migliorate mediante l'azione del fluoro assunto per via generale con la fluoroprofilassi dell'infanzia. Esistono comunque di base, dei denti che hanno indubbiamente una resistenza maggiore all'azione della carie rispetto ad altri.

d) Alimentazione

Poiché i batteri della placca si nutrono di zuccheri e carboidrati, una dieta eccessivamente ricca di tali sostanze, favorisce la formazione di carie. L'assunzione di fibre (in particolare vegetali) può al contrario dare una mano alla detersione della dentatura mediante lo sfregamento sulle superfici dentarie. Il tipo di alimentazione consigliata per la prevenzione è dunque bilanciata e ricca di fibre ? cosa che tra l'altro vale in molte altre situazione mediche, ma in generale come norma di buona salute.

Si tratta di un foglio di lattice (o di vinile per le persone allergiche) sul quale si praticano dei forellini. Il dente da trattare, spesso assieme ai denti vicini, viene per così dire "incamiciato" facendolo passare attraverso questi buchi. Il fissaggio ai denti avviene tramite un uncino metallico che, abbracciando il dente vicino al colletto, impedisce alla diga di risalire. Il foglio di lattice viene poi tenuto teso da un telaietto di varia forma. In questa maniera il settore di denti su cui bisogna operare risulta isolato dall'ambiente interno della bocca: questo permette una maggior visibilità all'operatore, una leggéra compressione sulla gengiva in modo da non farla interferire col lavoro, l'assenza di umidità sul campo operatorio, il vantaggio di non dover continuamente far sciacquare il paziente.

La diga di gomma si applica in modo tassativo in tutti i casi di otturazione (odontoiatria conservativa), nelle cure canalari (endodonzia) e comunque in tutti i casi nei quali sia possibile applicarla.

Va inoltre sottolineato che le procedure adesive (di incollaggio) che si usano largamente in odontoiatria, necessitano ormai assolutamente dell'uso della diga, altrimenti il potere di adesione delle otturazioni si riduce notevolmente, compromettendone in parte la riuscita nel tempo.

Nell'ambiente scientifico e clinico, il mancato uso della diga in tutti i casi in cui sia non solo possibile ma necessario, è ormai considerato una carenza tecnica!

L'odontoiatria conservativa si occupa di riparare al danno fatto dalla carie, rimuovendo la carie stessa e sostituendo la parte di dente perduta con un materiale detto "da otturazione".

In un certo senso, quindi, dalla carie non si "guarisce" perchè lo smalto e la dentina perduti non si possono rigenerare ed il dente non ritorna mai come prima.

i materiali e le tecniche di otturazione moderni, permettono tuttavia una riparazione affidablie ed un ripristino della funzione originale praticamente perfetti.

Anestesia

Per prima cosa viene praticata al paziente l'anestesia più adatta al caso specifico. (vedi sezione dedicata per i particolari)

Montaggio della diga

In tutti i casi di otturazione l'uso della diga è tassativo, ma in modo ancor più rigido qualora si tratti di eseguire un'otturazione con materiale estetico (resina composita o composito): questo per il motivo che questi materiali risentono moltissimo dell'umidità, perdendo gran parte della loro capacità adesiva se non applicati in campo asciutto. (vedi sezione dedicata per i particolari)

Rimozione della carie

La carie viene asportata dal dente per mezzo di frese rotanti montate su turbine o micromotori, o con strumenti a mano detti escavatori. Il tessuto cariato va tolto fino a quando è possibile separarlo distintamente dalla dentina sana. Alcuni tipi di escavatore molto taglienti, sono grosso modo calibrati sulla dentina sana, nel senso che non riescono a rimuoverla, permettendo così al dentista di fermare l'operazione al punto giusto.

Rifinitura della cavità

La cavità che si è prodotta con l'eradicazione della carie, ha bisogno di una sagomatura, che può essere eseguita sempre con strumenti rotanti o a mano. Lo scopo è di dare alle pareti di smalto una superficie nitida ed omogenea più adatta ad accogliere il materiale da otturazione. A seconda che l'otturazione sia eseguita con resina composita o in amalgama, il tipo di rifinitura e sagomatura della cavità può variare anche di molto.

La resina composita è una pasta di materiale plastico che possiede caratteristiche estetiche, ed è in grado di incollarsi fisicamente al dente. La procedura di incollaggio si riconduce all'applicazione di una serie di sostanze chimiche che servono a preparare la superficie della cavità a ricevere l'otturazione.

La scelta del colore avviene ovviamente osservando il dente e cercando di armonizzare il composito alla struttura rimanente. Non sempre questo è un compito facile, perché il composito ha caratteristiche di rifrazione della luce e di riflettenza diverse dal dente, tuttavia un odontoiatra con una discreta esperienza e con una buona conoscenza del prodotto che adopera, può ottenere risultati soddisfacenti.

Mordenzatura

La prima sostanza che prende contatto con la dentina e lo smalto rifiniti è un Acido che serve da condizionatore (di solito acido ortofosforico al 37%): ha la funzione di irruvidire le superfici e permettere alle successive sostanze di aggrapparsi. Viene rimosso dopo la sua azione con un breve getto d'acqua.

Adesione

A seconda del prodotto utilizzato, si avrà successivamente un Primer, che è una sostanza incaricata di creare uno strato di collegamento tra il dente e la resina: di fatto è una sostanza in grado di infiltrare in modo microscopico la superficie preparata e di legarsi allo strato successivo.

Infine viene utilizzato il Bonding, che altro non è che una resina fluida trasparente: potrebbe anche essere considerato come il collante dell'otturazione.

Va notato che tuttavia, alcune marche di materiali per otturazione propongono tutti questi passaggi in un solo flaconcino: sono i cosiddetti adesivi "one step". Il singolo operatore odontoiatra sceglie il prodotto migliore in base agli studi pubblicati ed alla sua esperienza.

Otturazione

Il materiale da otturazione vero e proprio (composito) può essere contenuto in tubetti detti siringhe, o in capsuline montate su speciali pistole. In ogni caso viene portato nella cavità in quantità progressiva: viene cioè stratificato. Questo avviene soprattutto per minimizzare un particolare effetto indesiderato che tutti i compositi presentano e cioè la retrazione da polimerizzazione.

Si tratta in sostanza del fatto che mentre il materiale indurisce, subisce una contrazione in volume: se questa è eccessiva, può causare un micro distacco dalle pareti della cavità, troppo piccola per essere notata subito ma sufficientemente grande da far infiltrare una nuova carie.

Polimerizzazione (indurimento)

L'indurimento del composito avviene sottoponendolo alla luce di una particolare lampada che emette un fascio luminoso ad una certa intensità precisa. Si considera come intensità minima quella di 550 mW/cmq: al di sotto di tale potenza non può essere garantito che il composito indurisca in modo appropriato.

Rifinitura

La fase finale dell'otturazione comporta la rimozione del cuneo, della matrice e della diga. A questo punto si fa la cosiddetta verifica occlusale: si vanno cioè a controllare le dimensioni di masticazione, ovvero se il paziente chiudendo la bocca e facendo combaciare i denti, "tocca" per prima cosa sul dente ricostruito. Con le frese si effettuano i necessari ritocchi e si passa alla fse di lucidatura, che può essere effettuata con paste, spazzolini o gommini. A questo punto, l'otturazione è ultimata.

L'amalgama dentale è un materiale da otturazione costituito da una lega metallica che esiste da oltre 100 anni e che possiede ottime caratteristiche di durata e stabilità.

Le sue elevate peculiarità meccaniche, rendono possibile l'attuazione di ricostruzioni dentali estremamente estese (vedi figura), ma certamente il suo impiego richiede una manualità particolarmente attenta.

Non discuteremo in questa sede della sua presunta tossicità, tuttavia esso è in realtà un materiale perfettamente adoperabile, per quanto se ne dica. Una massiccia campagna mediatica contro l'amalgama si è sviluppata negli ultimi anni, incolpando tale materiale delle più disparate malattie generali.

Da un punto di vista medico e statistico tuttavia, non si è stati in grado di dimostrare nulla.

La enorme quantità di amalgama presente nella popolazione mondiale, depone casomai per la assoluta sicurezza del materiale.

Una sua caratteristica peculiare è comunque quella di non aderire alla cavità del dente in modo chimico / fisico come il composito. Essa è quindi solamente un riempitivo, anche se la tenuta è probabilmente quasi perfetta.

Si adopera meno di un tempo, ed è in via di abbandono più che altro per le sue scarse qualità estetiche e per la maggior affidabilità dei compositi moderni.