DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

Esistono dei casi in cui, nonostante la miglior attenzione e tecnologia a disposizione, alcuni denti potrebbero non essere più salvabili. Questo si verifica di solito nei seguenti casi:

o Gravi forme di malattia parodontale che abbiano portato ad un riassorbimento totale o quasi totale dell'osso di sostegno e conseguente elevatissima mobilità del dente stesso.

o Carie talmente profonda da aver compromesso anche le radici in modo non recuperabile

o Fratture verticali della radice del dente.

o Posizione sfavorevole del dente (ad es. denti del giudizio inclusi), specie se causa problematiche gengivali.

a) Estrazione semplice

Il dente viene lussato (cioè staccato dalla sua sede originale) con l'ausilio di pinze e leve, a seconda dell'opportunità. I denti con più di una radice vengono spesso sezionati con una fresa, in maniera da estrarre le radici separatamente. Tutte le estrazioni vengono eseguite con manovre piuttosto caute che mirano a conservare la maggior quantità d'osso possibile: questo ai fini di non pregiudicare la possibilità di fare un impianto al posto del dente perduto. Estrazioni troppo frettolose, possono a volte demolire una certa quota di osso ed impedire poi la riabilitazione. All'estrazione può seguire l'applicazione o meno di punti chirurgici, a seconda della situazione. In alternativa può essere impiegata una compressa di garza sterile che aiuti la formazione del coagulo

Al paziente viene chiesto di non effettuare eccessivi risciacqui: si può rimuovere la presenza di sangue in bocca con uno sciacquo breve, tenendo presente che però l'eccesso tenderà a ostacolare il coagulo. Sarà ovviamente opportuno evitare di masticare cibo dal lato ferito, sempre per evitare di disturbare la guarigione o di infettare il sito estrattivo. Le situazioni di emorragia andranno tamponate comprimendo la parte con una garza o con un tessuto pulito (mai con cotone o carta!). A seconda della necessità il paziente potrà fronteggiare un ventuale dolore post operatorio con degli anti dolorifici secondo l'indicazione dell'odontoiatra, preferendo quelli privi di acido acetil salicilico (aspirina), perché hanno caratteristiche anticoagulanti. Nei pazienti cardiopatici in terapia cronica con aspirina, l'assunzione sarà stata interrotta precedentemente all'estrazione con il consenso del medico curante.

Una possibile (non frequente) complicazione dell'estrazione è l'infezione della ferita, che si manifesta con un dolore crescente nei giorni successivi, gonfiore e cattivo odore: questa evenienza è ovviamente di competenza di un antibiotico.

b) Estrazione complessa o chirurgica

Alcuni denti, richiedono per essere estratti delle manovre molto più complesse di quelle convenzionali. Di solito queste complcazioni nascono dalla posizione che tali denti hanno in bocca. Un tipico esempio di questo è l'estrazione del dente del giudizio incluso o semi-incluso. Il terzo molare (specialmente quello inferiore) ha spesso la pessima abitudine di non erompere (uscire allo scoperto) in modo regolare, o di non farlo affatto. In questo caso, l'estrazione si trasforma in un vero e proprio intervento chirurgico nel quale srà necessario incidere la gengiva e raggiungere il dente attraverso l'osso. Anche in certi casi di semi-inclusione, l'odontoiatra dovrà crearsi un accesso attraverso la gengiva e sacrificare una certa quantità d'osso per poter estrarre il dente.

Le conseguenze post operatorie sono molto simili a quelle già descritte nelle estrazioni semplici.

In questo tipo di chirurgia ci si propone di aumentare la quantità d'osso presente in una data zona della bocca, allo scopo di ottenerne in quantità sufficiente a poter eseguire un impianto dove prima non era possibile. Gli interventi sono diversi nel caso della Mascella e della Mandibola.

a) Riempitivi d'osso

Le sostanze che vengono imiegate per formare nuovo osso sono di vario tipo e variano dall'osso liofilizzato di origine animale, alle sostanze di sintesi a base di calcio. E' difficile stabilire con precisione quale di queste dia maggior garanzia di attechimento, tuttavia studi recenti sembrano indicare che l'osso bovino deproteinato ha una performance migliore dell'osso del paziente stesso.

b) Piccolo e grande rialzo del seno mascellare

Si applica nella Mascella, in particolare nei settori posteriori (molari). Si tratta in sostanza di sopperire alla carenza di osso, andando a riempire parzialmente una cavita naturale che si trova sopra le radici dei denti superiori, grosso modo al di sotto dello zigomo, e che si chiama Seno Mascellare: si tratta di una cavità laterale del naso ed è uno dei cosiddetti "seni paranasali".

Il piccolo rialzo del seno, consiste nello spingere del materiale rigenerativo nel seno, attraverso una cavità da estrazione o di un foro praticato per inserire un impianto: in effetti, questa tecnica si applica nella stessa seduta chirurgica in cui si esegue l'impianto e può portare ad un guadagno di altezza ossea fino a 4 mm.

Il grande rialzo del seno è un intervento più delicato e consiste nell'apertura di uno sportellino laterale che dà accesso alla cavità, e che viene praticato sulla parete esterna della mascella, verso la guancia. Questa tecnica permette di ottenere aumenti di osso molto maggiori, e addirittura di riempire completamente il seno mascellare. A seconda della tecnica usata, potranno essere posizionati anche gli impianti nella stessa seduta.

c) Aumento di osso crestale

Si applica sia alla Mandibola che alla Mascella, tuttavia il suo impiego principale è nell'arcata inferiore, dove non ci sono cavità naturali da riempire. In questo caso infatti, la sostanza viene appoggiata sopra losso scoperto della Mandibola. Un intervento molto frequente e sicuro in questo caso è il prelievo dalla cresta iliaca (osso dell'anca) in anestesia generale e il posizionamento immediato sull'osso ricevente. Naturalmente questa è una chirurgia troppo complessa per potersi eseguire in un normale studio dentistico, e richiede spesso l'anestesia generale: resta dunque di competenza di un buon reparto ospedaliero di chirurgia maxillo ? facciale.