DEFINIZIONE E DESCRIZIONE

La presenza del tartaro e della placca a ridosso dei denti è fonte di rilascio continuo di sostanze batteriche irritanti e nocive per i tessuti della bocca. Certamente le gengive hanno anche delle possibilità di difesa: sono irrorate da vasi capillari che portano le cellule del sistema immunitario. Esiste però un problema fisico ? anatomico: la placca ed il tartaro sono di fatto strutture patologiche esterne alla gengiva e non possono essere raggiunte dalle cellule di difesa del nostro organismo. Questo è in definitiva il motivo per cui la placca non può essere rimossa spontaneamente dall'organismo.

La presenza prolungata di placca e tartaro sopra e sottogengivali, ha come conseguenza la malattia della gengiva.

a) Gengivite

La gengiva si presenta in continuo stato di irritazione, più o meno accentuata. A seconda dell'età del paziente, della qualità della placca, della migliore o peggiore irrorazione sanguigna capillare della gengiva, si potrà manifestare con diversa intensità.

La gengivite si riconosce dal diffuso arrossamento, da un certo senso di indolenzimento o bruciore, dalla presenza (piuttosto frequente) di sanguinamento. Naturalmente in certi soggetti basta una minima quantità di placca a causarla, mentre ad altri necessiterà una quantità maggiore.

b) Parodontite (Piorrea)

E' spesso una evoluzione della gengivite. Le difese organiche dei tessuti (gengiva e osso) cominciano a cedere, e la placca batterica, si apre la strada verso il basso, percorrendo la radice del dente. La gengiva si distacca dal colletto e mette la placca in contatto con l'osso sottostante. A questo punto viene intaccato il vero tessuto di sostegno del dente, che inizia a retrocedere verso il basso (apice della radice) riassorbendosi. La gengiva può anche rimanere in posizione, cosicchè ad uno sguardo esterno, ciò che accade al di sotto può sfuggire. Si crea così una tasca gengivale: una situazione in cui la placca batterica continua ad insinuarsi sotto la gengiva e a consumare l'osso.

I sintomi ed i segni di questa patologia variano estremamente. In soggetti particolarmente resistenti, le tasche possono addirittura essere prive di sintomi, ma generalmente si dovrebbe avere un sanguinamento diffuso delle gengive, un certo dolore (anche acuto), un arrossamento pesante, cattivo odore, fuoriuscita di pus, e talvolta la formazione di veri e propri ascessi.

Non tutti questi segni e sintomi sono presenti contemporaneamente, ma delineano comunque una malattia in atto. Quando la quantità d'osso che si è consumata arriva ad un livello sufficiente, il dente ha perso così tanto sostegno che inizia ad essere instabile e ad oscillare. A questo punto la situazione può degenerare fino alla totale perdita dell'osso di sostegno, che porterà alla perdita del dente.

c) Recessione gengivale

E' lo spontaneo ritirarsi del colletto gengivale verso la radice del dente. Non si tratta necessariamente di una malattia: entro certi limiti può considerarsi fisiologico con l'età, un po' come l'ingrigirsi dei capelli o i problemi della vista. Di solito allarma il paziente molto di più di una gengivite, perché avviene di preferenza su denti che hanno una valenza estetica e risulta perciò evidente nel suo effetto di allungamento della corona visibile.

I pazienti stessi non hanno mediamente una visione continua sulla loro dentatura e, nel momento in cui scoprono una recessione, si preoccupano molto pensando che sia accaduta con grande rapidità. Naturalmente il processo è in realtà estremamente lento e dura anni. E' favorito da gengive poco resistenti e sottili, spazzolamento errato e troppo aggressivo, occlusione traumatica, presenza di frenuli (formazioni fibrose simili a tendini contenute nella mucosa che copre le radici e che esercitano un'azione di "trazione" sul colletto gengivale).

La conseguenza diretta sul dente è che viene scoperta la radice, e il relativo aumento della sensibilità termica o meccanica del dente stesso, o addirittura la formazione di abrasioni sulla radice scoperta che hanno l'aspetto di un "colpo d'accetta": questi problemi si possono risolvere con sostanze desensibilizzanti oppure con l'otturazione della lesione del colletto.

In tutti i casi in cui la situazione venga giudicata pericolosa, è possibile arrestare il processo o quantomeno rallentarlo con un intervento di innesto gengivale prelevato dal palato (o da altre zone dove si possa trovare una gengiva più rigida). Secondo alcuni operatori è addirittura possibile ricoprire la radice recuperando la gengiva persa: in questo caso l'innesto viene però appoggiato alla nuda radice, senza che vi sia possibilità di rigenerare anche l'osso, per cui il risultato ha una stabilità più delicata nel tempo.

a) Terapia igienica o di mantenimento

Nei primissimi stadi delle malattie parodontali, è possibile controllare la situazione semplicemente con un livello di igiene orale molto attento, coadiuvato da sedute di igiene professionale. Entro certi limiti, è addirittura possibile mantenere stabili tasche di discreta profondità con la sola igiene professionale ripetuta, a condizione che il paziente sia perfettamente istruito nel mantenimento e che segua un rigido protocollo di igiene.


b) Rigenerazione Guidata dei Tessuti (GTR)

Quando la tasca ha raggiunto livelli di profondità non mantenibili, si ricorre alla Chirurgia Parodontale. Esitono vari tipi di intervento sulla gengiva e si differenziano a seconda della forma della lesione ossea, delle condizioni particolari su cui si interviene. In generale possiamo dire che l'ideale sarebbe quello di poter "aprire" la gengiva, ripulire la invasione batterica e far ricrescere l'osso perduto: questa è la "Rigenerazione guidata dei tessuti" (GTR) che trova applicazione in molti casi ma non sempre. Il cosiddetto Innesto d'osso ha risultati più o meno predicibili e stabili a seconda del materiale usato per riempire il difetto, della forma del difetto stesso, del modo di coprire l'innesto (con o senza membrana). In tutti i casi dove questa tecnica sia applicabile dà come risultato un totale (o quasi totale) ripristino della situazione iniziale.


c) Chirurgia Resettiva

Per tutti i casi in cui non si potrà applicare la chirurgia rigenerativa, sarà necessario dare per acquisito il livello d'osso raggiunto e provvedere ad un abbassamento della gengiva, nell'intento di presevare il dente assieme con i tessuti di sostegno residui. Questa tecnica più tradizionale, ha una percentuale di riuscita migliore, ma ha come prezzo la scopertura del dente, che diventerà visivamente "più lungo", pur recuperando salute e stabilità.