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Cura canalare

La cura canalare si propone la completa rimozione della polpa dentale da tutto il sistema interno dei suoi canali. Tale rimozione garantisce che la carica batterica sempre presente venga totalmente rimossa o così drasticamente ridotta da risultare alla fine inoffensiva. Per eseguire tale operazione, si pratica una cavità di accesso attraverso la corona del dente e, raggiunta l'imboccatura dei canali, si introducono all'interno dei sottili ferri che altro non sono che dei raschietti, adatti alla rimozione del tessuto ed al contemporaneo allargamento del diametro interno dei canali.

a) Strumenti endodontici

Esistono strumentini a mano e rotanti (in acciaio o Nichel-titanio). Vengono usati (a seconda della tecnica preferita) da soli o insieme alternati. Esistono vari design per questi strumenti, ognuno studiato per avere determinate caratteristiche di taglio che si adattino alle diverse situazioni. Ogni professionista applica il sistema di strumenti col quale ha maggior esperienza o di cui conosce meglio le caratteristiche.

b) Localizzatore apicale

E' uno strumento elettronico del quale si serve il dentista per misurare la lunghezza del dente da un punto di riferimento sulla corona, sino all'apice. Questo si ottiene inserendo uno strumento da lavoro sottile nel canale, all'inizio della preparazione e collegandolo con il sensore. L'apparecchio dà una lettura della resistenza elettrica lungo il canale ed avverte l'operatore quando lo strumento raggiunge l'uscita del canale (apice). La misura trovate sarà presa come lunghezza di lavoro per eseguire la cura canalare. Durante la lavorazione, a tratti il dentista potrebbe voler ripetere la misura per ricontrollarla meglio, anche perché in canali curvi, l'allargamento degli stessi provoca l'accorcaimento della distanza di lavoro, a causa del raddrizzamento della curvatura.

La misura trovata con questo strumento è valida nella massima parte dei casi, ma certi localizzatori sono più influenzabili ad esempio dalla presenza di fluidi nei canali. Questo dato viene perciò continuamente incrociato con altri, ad esempio l'asciugatura con i coni di carta.

c) Preparazione canalare

Al di là dello strumento usato per pulire ed allargare (=preparare) il canale, è attualmente accettata la teoria secondo la quale la forma di lavoro che si vuole ottenere dovrà essere una sorta di cono rovesciato con apice aperto. Questo significa che lo strumento più piccolo viene adibito alla pulitura dell'uscita del canale dalla radice (apice), quelli più grossi vengono via via adoperati allontanandosi dall'apice verso la corona del dente. Gli strumenti lavorano sempre a bagno in una soluzione adatta a sciogliere i residui organici: la più frequentemente usata è l'ipoclorito di Sodio (varichina).

d) Otturazione canalare

La forma conica della preparazione ha lo scopo di consentire la sua otturazione. Il canale viene infatti chiuso con dei bacchettini surriscaldati di Guttaperca. Questa è una sostanza termoplastica: ha cioè la caratteristica di poter essere deformata quando viene scaldata, e di mantenere la forma quando si raffredda. Si comporta grossolanamente come una cera, anche se chimicamente non lo è.

Tale materiale è confezionato in bacchettini di forma conica o cilindrica, comunque adatti alla forma della preparazione canalare. Per sigillare il canale stesso, i coni di Gutta vengono scaldati e spinti nel canale sino a raggiungere l'apice, dove vengono bloccati e fatti raffreddare, ottenendo il sigillo della radice. Questa tecnica di utilizzo è detta della condensazione verticale a caldo, e può essere eseguita con strumentazione a mano o, più di recente con apparecchi appositi che scaldano e contemporaneamente spingono.

Comunque sia effettuata la chiusura canalare, lo scopo è di ottenere il sigillo degli ultimi 3-4 mm del canale. Una eventuale otturazione canalare che alla radiografia risulti più corta, non indica un fallimento in quanto spesso l'uscita del canale (apice anatomico), non coincide con la punta della radice (apice radiologico).

Inoltre, una eventuale fuoriuscita del cono dal canale (purchè modesta) non implica generalmente un disturbo alla guarigione, per la inerzia dei materiali usati.